I dieci Tori Zen descrivono un percorso di consapevolezza spettacolare, dal momento che non è legato a nessuno scopo particolare se non proprio alla liberazione di se stessi dalla ricerca ritrovando il Toro (che non è mai stato perduto) simbolo di forza e fertilità che ci dona la tanto ricercata libertà  attraverso la chiara visione.

Il disegno dell’ottavo Toro, quello del cerchio vuoto dello Zen rappresenta la vacuità, la meta della liberazione personale in cui si vive senza pensieri, senza preoccupazioni ed angosce mentali .

Tale percorso, volendo si può anche applicare ad altri settori o aree della vita, se si desidera raggiungere un qualsiasi scopo con risultato soddisfacente, ma resta inteso che non è la meta del percorso che mira ad livello di vita superiore.

Ad ogni modo qualunque sia l'area verso cui si vogliono applicare i tori zen, è sempre un passo avanti verso la meta finale della liberazione di colui che continuamente resta intrappolato nell’identità associata alla sua vita, ma che puntualmente così come crede di averla trovata, ricade nel dubbio e va nuovamente in confusione.

Tutto è instabile e dinamico in questo universo, anche se l’illusione ottica della stabilità ci fa sembrare che le cose siano ferme e stabili, soprattutto nella mente quando i pensieri trasmettono dolore e  sofferenza.

Pensieri  a volte   insignificanti ma che possono  diventare traumatici quando si agganciano nella mente, così come l’arpione del baleniere che per quanto piccolo sia rispetto al cetaceo gli arreca danni enormi.

Si pensa a volte di non riuscire ad essere o fare, perché non  in linea con una determinata identità, ma ciò è solo un tiro mancino della mente, dato che l’assunzione di qualsiasi identità è sempre una condizione inferiore alla vera natura dell’essere che ne è priva.

Capita che chi non riesce a trovare la propria identità si abbatte, pensando erroneamente che magari bisogna essere in un certo modo per avere successo, e nell'invano sforzo di assumere tale identità  va in confusione.

Tale confusione però indica solo che la persona ha un carattere troppo forte, per barattarlo con una falsa identità che millanta fama e gloria.

A volte il paradosso più grande è proprio che: chi è se stesso più degli altri, può trovarsi in confusione, perché chi ha un carattere forte difficilmente si adatta ai modelli  sociali  che la società moderna propone.

Chi è ancorato ai valori della tradizione del sano e onesto vivere non può non essere che in confusione in un mondo che viaggia nella direzione  opposta. 

I Tori Zen che in origine erano otto come proposti dalla tradizione Taoista della liberazione.

 

Il maestro cinese Kakuan però li ridipinse aggiungendone due, il nono ed il decimo Toro.

Il percorso originale con le 8 icone originali del Toro era già perfetto, per il raggiungimento della liberazione dalla mente da qualsiasi cosa che potesse in qualche modo ricondurre alla sofferenza.

Il nono Toro che sta ad indicare quanto può essere bello poter osservare la natura in assenza di pensieri, così come quando ci si siede in riva al mare ad osservare uno splendido tramonto.

Il decimo Toro invece raffigura il ritorno al mercato, cioè tra la gente comune, ma in maniera completamente diversa, semplice, nel non giudizio e nel rispetto di ogni singola persona, senza essere influenzati in alcun modo da un’ambiente dal quale la persona si era allontanato per iniziare la ricerca del toro e che alla fine del percorso, torna rinnovato ed illuminato.

Per quale motivo è importante oltrepassare l'ottavo Toro ed arrivare al decimo? Perché tale percorso ti dà la forza vitale, la consapevolezza e l'energia necessaria ad affrontare, senza alcun turbamento la sofferenza delle altre persone, in modo da poterle aiutare, un concetto che ritroviamo poi anche nel mito della caverna di Platone.

Quando Kakuan ridipinse nuovamente i tori zen, portandoli da 8 a 10, aggiunse vicino ad ogni disegno dei brevi versi, prima in prosa e poi in poesia.

Il motivo per cui fece questo fu per riuscire a comunicare nel miglior modo possibile, sempre rispettando la tradizione Zen, che prevede l'uso di poche parole per esprimere grandi concetti, il percorso da percorrere per la liberazione.

Il primo approccio al sentiero è quello visivo, rappresentato dalle immagini disegnate nei dieci cerchi che rappresentano i dieci tori zen, questo perché le immagini sono la prima cosa è connessa con la memoria.

La mente riporta il passato nel presente, attraverso immagini mentali, e questo fenomeno è possibile notarlo anche in relazione ai sogni, infatti, quello che più ci rimane impresso nella mente al momento del risveglio di ciò che abbiamo sognato durante la notte sono le immagini mentali, mentre le frasi contenute nel sogno hanno solitamente effetto solo nel momento in cui le viviamo all'interno di esso, ma una volta svegli difficilmente ci ricordiamo del loro significato verbale.

Il linguaggio dell'inconscio: è il linguaggio delle immagini.  Kakuan però si reso conto che ciò non bastava per una piena comprensione dell’insegnamento e per fare in modo che potessero rimanere impresse nella mente, scrisse 10 piccole poesie e ne aggiunse una vicina ogni disegno dei dieci tori.

Kakuan scelse di usare la poesia come secondo codice di comunicazione,  perché è un’arte che si avvicina molto a quella della pittura, il poeta nell'espressione dei suoi versi mette in moto la mente dell’ascoltatore, che a sua volta crea e disegna tramite immagini mentali il significato dei versi ascoltati.

La poesia è il passaggio successivo, quello che dall'inconscio porta alla comprensione, agendo come una sorta di portale tra lo stato onirico dei sogni a quello della visione della realtà, inoltre la poesia è in grado di suscitare  emozioni pilotate e volute dall'artista, che le sole immagini auto create nel sonno non sono in grado di fare.

Solo per ultimo Kakuan  ha aggiunto la prosa, che altro non è che il linguaggio comune e logico che usiamo per spiegare le cose,  attraverso il quale il maestro spiega in modo chiaro quali sono i passi per raggiungere una liberazione.

Il solo inizio di questo percorso già caratterizza e segna un punto di partenza molto importante, dal momento che nella decisione di iniziare si materializza il primo cambiamento della persona.

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